Intervista a Loretta Pavan: una donna che nella malattia ha trovato la forza di aiutare gli altri

Abbiamo conosciuto Loretta Pavan in occasione del progetto Abbracciamo l'Italia e, dopo averla sostenuta, abbiamo deciso di intervistarla per condividere i suoi progetti, la sua forza e la sua capacità di trasformare la sofferenza causata dalla malattia oncologica in energia per aiutare gli altri.




Ciao Loretta, ci racconteresti del tuo progetto abbracciamo l’Italia? Cosa ti ha portata a realizzarlo? Il progetto è nato dalla volontà di portare un messaggio di speranza al nostro Paese in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo. È stato ideato e portato avanti con l’amico Giorgio Munari e si è trattato di un viaggio in bicicletta lungo 7.000 km attraverso il nostro Paese per raccogliere fondi a favore degli Amici del 5°Piano, un’associazione dell’ospedale San Bortolo di Vicenza che aiuta i malati oncologici. Giorgio Munari è un amico col quale condivido i km in bici e che a sua volta sostiene i progetti promossi dagli Amici del 5° piano.

Sappiamo che non sei sempre stata una sportiva, non è vero? Ho scoperto di essere una sportiva a 48 anni, prima lo spazio per lo sport non c’era perché ero un’imprenditrice del settore orafo. La mia vita era dedicata al lavoro e

alla famiglia. Poi la malattia mi ha imposto di cambiare vita. Dopo varie insistenze da parte dei medici ho deciso di lasciare il lavoro perché il mio fisico non avrebbe retto quei ritmi. E devo ringraziare degli amici che hanno insistito perché mi mettessi in sella e iniziassi a pedalare. Cosa significa per te lo sport, in particolare la bicicletta? Quando ho iniziato a pedalare ho scoperto che la bici per me ha un significato importante perché mi dà la possibilità di dare sfogo ai pensieri negativi legati alla malattia oncologica; mi dà libertà, attenzione e sguardo verso la natura e i luoghi che mi circondano che prima non avevo… L’impegno di tenere duro anche nei tratti difficili di un percorso, la voglia di arrivare, la soddisfazione di aver raggiunto mete che per me erano impossibili.

Da un momento di fatica e sofferenza che ti ha toccato in prima persona hai saputo far nascere un progetto che porta concretamente sostegno a tante altre persone che stanno attraversando la malattia. Cosa ti ha dato l’energia per trasformare un’esperienza di sofferenza in un’opportunità di solidarietà? La voglia di farcela, il bisogno di mostrare di esser piú forte dei pensieri negativi. Il pensiero costante del mio motto “mai mollare ce la possiamo fare!”. Insieme a questo c’è stato molto altro, le parole stimolanti dei medici, le cure, la buona reazione del mio fisico e l’incoraggiamento di tante persone. La spinta importante è venuta dal bisogno di fare qualcosa per quanti si trovano sul mio stesso percorso, perché la malattia riesce ad aprirti gli occhi su persone e cose importanti che ti circondano e quando vedi che puoi farcela senti la necessità di fare qualcosa per gli altri. Con questo progetto e con il libro uscito l’8 marzo sostieni l’associazione “Amici del Quinto Piano” e l’ambulatorio Spes dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza.

Puoi dirci qualcosa su queste due realtà? Amici del Quinto Piano è un gruppo di persone che ha vissuto la malattia oncologica direttamente o attraverso familiari. Quest’anno si festeggiano i 10 anni di attività che fino ad oggi hanno portato alla realizzazione di progetti davvero importanti. Si propongono iniziative legate alla cultura, al benessere, alla nutrizione e alla

promozione dei diritti del malato. Fra le attività promosse c’è stata l’apertura di 2 ambulatori finanziati dal gruppo e gratuiti per pazienti e familiari:

  • Terapia alimentare SETA che il dottor Renato Giaretta gestisce e che in questi 3 anni ha supportato 300 pazienti con 900visite.

  • Ambulatorio SPES Servizio Psicologico Empatico Solidale gestito dalla dott.ssa Paola Onestini che in questi 2 anni ha ricevuto 160 pazienti con 700 sedute. Proprio a quest’ultimo servizio ho dedicato la mia ultima impresa. Le finalità della mia iniziativa (il viaggio e la vendita del libro “Abbracciamo l’Italia. Loretta Pavan, settemila km di solidarietà, speranza, fatica e bellezza nell’estate della pandemia ”scritto dal giornalista Gianni Nizzero) si legano al potenziamento delle ore a disposizione dell’ambulatorio Spes perché mai come ora c’è bisogno che i pazienti vengano sostenuti psicologicamente sia per affrontare la malattia, che purtroppo sconvolge la propria vita e quella familiare, sia per l’attuale problematica della pandemia. Speriamo di raggiungere questo obiettivo con la vendita dei libri.

Cosa può insegnare il ciclismo a tutti noi?

Dal mio punto di vista può insegnarci che senza uno sforzo e senza fatica e determinazione non si va da nessuna parte. Il ciclismo ci offre la bellezza degli spazi all’aperto, della natura, dei paesaggi e di traguardi che a volte sono difficili da conquistare: le salite, le discese, la fatica, la prudenza, la soddisfazione che fanno parte di un percorso ciclistico, ma che comunque sono collegate alle nostre esperienze di vita. Sappiamo che sei una donna che non si ferma mai. Ci sono nuovi progetti in vista? Sì, ce ne sono, ci sarà un giro importante e difficile che verrà legato sempre ad una raccolta fondi per l’oncologia. È un progetto molto importante e ne parleremo a breve.

Dove sarà? Se la situazione sanitaria lo permette fuori Italia.

Qual è la ricchezza più grande che hai raccolto da “Abbracciamo l’Italia?”

La generosità e la prontezza da parte degli sponsor, che per me sono indispensabili; Le persone che mi hanno aiutato nell’organizzare il viaggio sia durante il percorso, che al ritorno; L’affetto di tantissime persone che abbiamo incontrato e che ci hanno riservato manifestazioni senza abbracci ma che con l’espressione degli occhi mi hanno trasmesso l'amore. È un’avventura che non dimenticherò mai. Poi i tanti luoghi, la bellezza del nostro Paese... l’Italia è meravigliosa e non sapevo fosse così straordinariamente bella. Non dimenticherò mai la difficoltà incontrata per colpa

della pandemia, come non dimenticherò l’affetto ricevuto e che continuo a ricevere.


Qual è la ricchezza più grande che hai raccolto dalla tua esperienza di vita?

Mi associo alla prefazione di Davide Cassani scritta sul libro: “per me la vita è una scelta dopo l’altra e io scelgo di fare squadra con chi sta combattendo una dura battaglia, difficile, dura e anche ingiusta. Contro una malattia che vorremmo non esistesse per nessuno”.



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Ps: I nostri blog con protagoniste le donne continuano! Stay tuned ;)